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Comprendere il bambino
Vita dell’Infanzia, n.7, settembre 1999, pag. 21, In vetrina
di Fiorella Operto
(Silvana Quattrocchi Montanaro, Di
Renzo Editore,
, Roma 1999, 175 pp., L. 25.000)
I primi tre anni di vita del bambino sono il periodo
della costruzione fondamentale dell’essere umano, e
le eventuali carenze di questa età speciale non sempre
possono essere completamente riparate: le abilità nel
movimento e nel linguaggio, la possibilità di avere
rapporti sociali con gli altri, la visione del mondo
si acquisiscono proprio in quel periodo. Infatti, come
spiega chiaramente l’Autrice del libro Comprendere
il bambino, Silvana Quattrocchi Montanaro, nei
primi tre anni il neonato è ancora uno sconosciuto
a coloro che se ne occupano, poiché le sue forme di
comunicazione verso il mondo, sebbene molto intense
e sofisticate, spesso non sono comprese: gli adulti
che si occupano di lui in questi anni cruciali, infatti,
non hanno generalmente una vera preparazione per lo
speciale compito educativo di fronte a loro. Inoltre,
a fronte di questa missione così importante per lo
sviluppo della persona come la società, è solo da poche
decenni, che l’educazione della primissima infanzia
viene considerata una scienza pedagogica a sé stante
e con tutta la dignità che comporta questa speciale
disciplina.
Ecco perché consiglio vivamente a tutti coloro che
assistono il bambino in questi anni così importanti
– genitori, parenti, educatori, personale sanitario
– la lettura e lo studio di questo libro, ricco di
consigli pratici utilissimi basati saldamente su una
profondità scientifica e su una lunga esperienza. L’Autrice,
laureata in medicina e chirurgia, specializzata in
psichiatria, direttore dei Corsi per Assistenti all’Infanzia
dell’AMI (Association Montessori International), accompagna
il lettore attento dalla vita intrauterina del bambino
fino ai primi anni dell’infanzia.
Fondamentali sono le indicazioni relative al rapporto
con i genitori, madre con pari importanza, ed all’ambiente.
Il bambino piccolissimo ha bisogno della riconferma
dell’attaccamento (dopo la separazione della madre)
così come della sua personale, insostituibile libertà
di esplorazione e conoscenza dell’ambiente. Alcuni
consigli e considerazioni dell’Autrice sono molto stimolanti.
Per esempio, “il neonato è già attento e sveglio per
molte ore della giornata e non ha bisogno di dormire
tutto il tempo che pensiamo”. Tuttavia, come ci dice
la Montanaro, “per la maggior parte dei bambini, con
la nascita comincia un periodo di grave deprivazione
sensoriale che è responsabile della loro noia, insoddisfazione
e pianto frequente al quale rispondiamo mettendo qualche
cosa nella loro bocca, perché pensiamo che la soddisfazione
orale sia l’unica aspirazione di questo essere umano
così piccolo”. Invece, continua l’Autrice, questi piccoli
uomini vorrebbero usare il cervello, sentire, percepire,
comunicare, sarebbero molto interessati all’ascolto
della voce umana, di musiche adatte e felici di vedere
oggetti della natura, colori e forme.
Ma il neonato viene tenuto spesso in un ambiente dove
vi è poco che possa soddisfare questo suo desiderio.
E se, per di più, cerchiamo di soddisfare (o tacitare)
questo suo bisogno mettendogli, appunto, qualche cosa
in bocca, “stiamo dando inizio, forse senza rendercene
conto, a un modello de relazione con l’ambiente con
l’ambiente molto pericoloso, perché il cibo perde la
sua importante caratteristica di occasione per la vita
sociale e diviene una gratificazione in se stesso,
non più mediatore del rapporto con una persona, ma
con una cosa”.
Ripensando a queste sagge considerazioni, e ai gravi
problemi di obesità infantile presenti nei Paesi avanzati,
diventano tanto più importanti le parole che Adele
Costa Gnocchi diceva all’Autrice, “Nel mondo esiste
l’organizzazione per l’arresto dello sviluppo!”. Se
l’avvicendarsi di attaccamento ai genitori e di segnali
positivi dall’ambiente procede bene, il neonato avrà
la sensazione che il mondo esterno sia un posto interessante
nel quale può essere sicuro, vale a dire, che può esplorare
e conoscere. Il bimbo non solo non avrà timore di staccarsi
dalla madre ma, per brevi periodi inizialmente, e poi
via via con sempre maggiore sicurezza, potrà agire
nell’ambiente. “La fiducia di base nell’ambiente -
scrive la Montanaro – il primo pilastro che sorregge
l’Io, deve essere presente già alla fine del secolo
mese di vita. E questa che dà un coloro rosa alla vita
e fa divenire l’essere umano ciò che noi chiamiamo
una persona ottimista”. Occorre, in questo senso, riflettere
su un’affermazione dell’Autrice secondo la quale “lo
sviluppo della mente è sempre molto più avanzato di
quello del corpo”. Il cucciolo d’uomo ha una lunga
infanzia ed una pubertà difficile e il suo sviluppo
a essere completo è abbastanza tardo, rispetto ad altri
esseri viventi sul pianeta: la situazione di oggettiva
“impotenza” in cui il piccolo si trova deve essere
compensata da un ambiente sociale (famiglia o società
in genere) che comprende questa situazione e cerca
di dare risposte adeguate. Il senso di sicurezza deve
essere rinforzato nel neonato da una serie di passi
che iniziano dal primo giorno di vita e si dipanano
con razionalità ed attenzione. Ad esempio l’Autrice
ritiene un grave errore limitare i primi movimenti
del bambino costringendolo in piccole culle o lettini
con le sbarre, consiglia invece, come da sempre avviene
nei nidi montessoriani, l’uso di un materasso posto
a terra o su una bassa pedana in legno con gli angoli
arrotondati.
Moltissimi i suggerimenti e gli spunti di riflessione
che la Montanaro offre al lettore interessato a conoscere
lo sviluppo della prima infanzia.